Il sanguinello non è solo un arancio…
…Ma anche un arbusto o albero, che cresce
un po’ ovunque dalle nostre parti, e che ho imparato ad apprezzare per
vari motivi, tanto da consigliarne la coltivazione anche ove non sia
spontaneamente presente.
Dal punto di vista botanico il
sanguinello (Cornus sanguinea) è parente stretto del corniolo (Cornus
mas), frutto dimenticato e piacevolmente riscoperto in anni recenti:
queste due specie hanno in comune le dimensioni modeste, da 1 a 4 metri di
altezza, la buona qualità del legno e le proprietà terapeutiche. Tuttavia,
mentre il corniolo dà frutti commestibili, di colore rosso vivo, le drupe
nero-bluastre del sanguinello non si mangiano; per cui, rispetto agli usi
terapeutici, il sanguinello sarà per uso esterno (come astringente,
antiinfiammatorio e cicatrizzante su piaghe, ferite, irritazioni della
bocca e della gola) e il corniolo per uso sia esterno che interno (come
antidiarroico e febbrifugo). Le virtù medicinali di entrambi si trovano
nella corteccia, che si raccoglie in autunno o primavera, e nei frutti
maturi; i frutti del corniolo si possono consumare freschi o trasformare
in succhi, marmellate e gelatine, mentre i frutti del sanguinello si fanno
seccare, così come le striscioline di corteccia, e si conservano in
sacchetti di carta o tela, per farne decotti all’occorrenza.
Dai frutti del sanguinello si ricava
inoltre un colorante blu.
Sotto la corteccia, che nel corniolo è
verde-grigia e nel sanguinello vira dal porpora al verde brillante, c’è un
legno duro, bianco e liscio, flessibile finché è fresco. Dal sanguinello,
in particolare, si ricavano spiedi, punteruoli, tutori per piante e altro
ancora.
Mio nonno ci fabbricava bocchini per
pipe: usava rami di due anni, tagliati della lunghezza voluta, e con un
filo di ferro arroventato bruciava il midollo centrale da un’estremità
all’altra, poi assottigliava l’imboccatura con un coltellino.
Per me, invece, il sanguinello è
soprattutto un prezioso materiale da intreccio: per fare i cesti si usano
sia i rami di un anno, più flessibili e lisci, sia quelli di due-tre anni,
duri e con la corteccia striata. Tutti i rami vengono raccolti durante il
riposo vegetativo, e quelli di due-tre anni anche in estate e autunno,
sempre con luna calante. Generalmente utilizzo il materiale fresco,
qualche giorno dopo la raccolta, qualche volta metto a bagno i rami
secchi, in acqua fredda per due-cinque giorni.
Anche in giardino, ho scoperto, il
sanguinello è una risorsa: uso i rami lunghi e diritti come tutori
verticali, mentre quelli naturalmente ricurvi li conficco nel terreno a
mo’ di archetti, e con file più o meno fitte di questi archetti delimito
le aiuole e le semine.
Per finire, il sanguinello ha pure un
discreto valore ornamentale, coi suoi colori vivaci e la fioritura bianca
in aprile-maggio (in Campania è chiamato “fiore degli angeli”); si presta
a essere coltivato come siepe, ad essere modellato in forme particolari,
ed è poco esigente, cresce bene anche nei suoli sassosi.
A volte, osservando piante apparentemente
modeste che prosperano nei boschi e nei terreni incolti, ed imparando a
riconoscerle e ad usarle, mi rendo conto della loro grande importanza. Se
scrivere un articolo somiglia per certi versi a seminare un seme, mi pare
giusto scrivere di queste piante, che effettivamente vivono bene senza il
nostro aiuto e non hanno bisogno di essere seminate… ma potrebbero essere
senz’altro più famose, perlomeno quanto le specie a loro affini importate
per abbellire giardini e parchi. Sono infatti numerosi i Cornus originari
di Nordamerica ed Asia introdotti a scopo ornamentale, come il C.
kousa, il C. nuttallii, e diverse varietà di C. florida,
di C. alba e C. stolonifera.
Nella foto,
gavagn a colori (salice e sanguinello)
Arianna Ancarani
tramedelbosco.it

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