La viminata
La viminata è una costruzione vivente,
fatta di talee radicate e rami intrecciati, per l’appunto vimini, che può
avere varie forme e funzioni: separazione tra aiuole, vialetti,
terrazzamenti, aiuole rialzate, scale, compostiere, bordure di fossi e
laghetti, frangivento…. La vigoria dei salici, che sviluppano ampi
apparati radicali (non lesinate sull’irrigazione) e resistono a drastiche
potature, permette di modellare la viminata anno dopo anno, intrecciando o
tagliando i nuovi getti e aggiungendo talee.
Si possono trovare indicazioni utili in
molti manuali di fai-da-te e giardinaggio, ma è importante adattare il
progetto considerando le condizioni specifiche del luogo; in caso di
terreni e climi asciutti, sarà necessario irrigare con regolarità,
soprattutto durante la stagione estiva, almeno per i primi due anni.
Qualche anno fa abbiamo realizzata una
viminata nell’orto di alcuni amici, lunga undici metri e alta meno di
mezzo metro. In una giornata, lavorando con lentezza e in compagnia,
abbiamo “terrazzato” un sentierino in lieve pendenza, lungo il recinto. Vi
illustro di seguito le fasi di lavoro.
Per prima cosa, a mo’ di riscaldamento,
abbiamo raccolto parecchi “gomitoloni” di vitalba, liberando alcuni
alberi: la vitalba è un ottimo materiale da intreccio, e le liane più
grosse hanno una buona resistenza nel tempo.
Poi abbiamo definito l’area di
intervento: piantando alcuni picchetti, mantenendo la stessa distanza
dalla recinzione, e legandoli dal primo all’ultimo con un filo, abbiamo
segnato la linea guida lungo cui piantare le talee. (In caso di linea
retta bastano ovviamente due picchetti agli estremi, mentre più la linea è
curva, più numerosi saranno i picchetti necessari a descrivere una curva
armoniosa.)
A questo punto abbiamo calcolato quanti
“montanti vivi” (ovvero le talee di salice) dovevamo piantare, uno ogni 30
cm circa, e li abbiamo conficcati verticalmente lungo la linea, per almeno
30 cm in profondità e lasciando fuori circa 80 cm; in questa fase è
importante cercare di non danneggiare le gemme, e quando le talee
affondano con difficoltà si fa prima il buco con un tondino di ferro. Poi,
tra una talea e l’altra, abbiamo piantato altrettanti “montanti secchi”,
cioè destinati a non germinare, nel nostro caso rami lunghi e dritti di
sanguinello. I montanti, vivi e secchi, costituiscono la struttura
dell’intreccio, così come l’ordito nella tessitura: tale struttura deve
essere adeguata allo sforzo che dovrà reggere; nel nostro caso, per tenere
su un gradino di 20-30 cm abbiamo scelto dei rami di 1,5-2 cm di diametro,
distanti tra loro 15 cm.
Rimossi i picchetti e il filo, abbiamo
cominciato a intrecciare la viminata con la vitalba raccolta, rami di
salice (freschi e secchi), rami di sanguinello e altri avanzi di potatura
sufficientemente flessibili. L’intreccio è un semplice “slalom” tra i
montanti, nemmeno troppo preciso: l’importante è mantenere tutti i
montanti in posizione verticale e schiacciare bene l’intreccio di tanto in
tanto. Alcuni rami freschi di salice sono stati anch’essi piantati nel
terreno, ma orizzontalmente, nei punti di maggiore altezza del gradino, e
poi tessuti come gli altri. L’altezza della tessitura è variabile, ma deve
terminare possibilmente diritta e orizzontale, essere un po' più alta del
livello del terreno che dovrà contenere, e lasciare scoperti i montanti
per almeno 5 cm.
Una volta terminato il lavoro
d’intreccio, il più divertente, non resta che armarsi di vanga e zappa per
pareggiare la pendenza del sentierino, togliendo terra vicino alla
recinzione e aggiungendola lungo la parete intrecciata che funge da
sponda. Il gioco è fatto: se tutto va bene le talee di salice emetteranno
nuovi getti, e radici che sosterranno la gradinata; i getti potranno
essere incorporati all’intreccio o lasciati liberi di ondeggiare al vento,
ed essere potati annualmente per farne cesti e legature.
Le potenzialità delle strutture viventi
sono notevoli, tanto per fini pratici, come in questo caso, quanto per
fini estetici; costruendone una si dà inizio a un processo in divenire,
che affida alla vitalità delle piante il compito di proseguire l’opera. Si
potrà lasciare andare tutto “come vuole la natura”, o intervenire
periodicamente con una piccola manutenzione; in ogni caso, sarà un
pezzetto di paesaggio modellato dolcemente.
Arianna Ancarani
tramedelbosco.it

distribuito con Licenza Creative Commons
Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.